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LA DURA VITA DELL'INSTAGRAMMER

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Il mondo è un luogo difficile e complicato per chi ama postare su Instagram e non è circondato da suoi simili. Il sollievo più grande è quando ti accorgi di essere in compagnia di altri Instagram-dipendenti che non sono lì per giudicarti ma per darti il loro sostegno nella tua impresa alla ricerca dello scatto perfetto. E del filtro perfetto. E degli hashtag giusti.

Insomma, il mondo è già troppo spesso un luogo inospitale e difficile, quindi perché non evitate di farci cadere addosso tutto lo stigma sociale, la derisione e le occhiate di disappunto?
Instagram è un social per cuori temerari. Se su Facebook puoi metterti in un angolo e scrivere l'idiozia che hai appena pensato, lo stesso non si può dire per Instagram, che presuppone alti livelli di menefregismo e spavalderia.

Spavalderia è bloccarsi in mezzo ai pendolari che corrono a prendere il treno per fotografare le scalinate della stazione

Facile twittare sul tram fingendo di leggere le mail, facile anche fotografare il libro sul comodino o il cane in giardino, ben lontani da sguardi indiscreti. Ma il vero instagrammer è ad un livello più estremo. Sfido voi, comuni mortali, a sfoderare il vostro smartphone al bar mentre tutti stanno già per addentare il croissant e alzarvi in piedi per fotografare il cappuccino dall'alto. Sì, perché in quel momento un brusio di battutine e commenti si solleverà da tutti i presenti: “Ma non mangi? Guarda che si raffredda il caffè”, “Il mondo era un luogo migliore quando il cibo si mangiava e non si fotografava”, “Hai finito o dobbiamo aspettare che la cena diventi incommestibile?”. E ci saranno anche quelli che fingeranno di non conoscervi, si volteranno a guardare il muro neanche foste lì a commettere un omicidio davanti ai loro impressionabili occhi e al loro delicato senso del pudore.

Qui ho bloccato una tavolata di gente affamata per fotografare la merenda condivisa e quell'adorabile cappuccino


E questo è il meno. Vietato voltarsi: intorno sarà pieno di vecchi che ti guardano con disprezzo perché “questa gioventù bruciata ha sempre il telefono in mano”, di hippie snob che ti scrutano dall'alto del loro Nokia 3310 come se incarnassi il flagello dell'umanità, librai radical chic che ti fulminano se solo osi fare una foto a quella serie di copertine così cromaticamente perfette da far presagire un ritorno di like pazzesco.
E vogliamo parlare di quelli che ti compatiscono se per strada blocchi tutta la compagnia per fotografare il tramonto, un palazzo d'epoca, le foglie dell'autunno o le celebri righe gialle della stazione che si sposano così cromaticamente bene con i tuoi Dr Martens bordeaux?

Troppo instragrammabile

Ma in fondo che ne sapete voi di Instagram se non avete almeno una volta passato un buon quarto d'ora nell'eterna indecisione tra il filtro Aden o Valencia. Che ne sapete voi se non avete studiato per mesi la miglior combinazione di hashtag per avere più like? Che ne sapete voi se non avete scaricato altre quattro app di grafica per migliorare i vostri scatti in post produzione? Che ne sapete voi se non avete rischiato la vita su strade trafficate, superfici scivolose, terreni dissestati?

Foto orgogliosamente scattata su un ponte strettissimo, senza marciapiede e super trafficato

Se invece scegliete il nuovo smartphone principalmente in base alle performance della fotocamera e fate almeno il 90% delle cose sopra elencate, allora sì che siete dei veri instagrammer.
Il mondo non è ancora pronto per noi ma la battaglia per far riconoscere la dignità e il rispetto che le nostre bacheche Instagram si meritano è ancora lunga e noi non ci arrenderemo. Siete avvisati.

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